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Ansia – la nostra nuova amica!

Parliamo di ansia.

Di nuovo? Sì. Di nuovo.

Avete dato un nome alla vostra compagna di avventure creative? State facendo amicizia?

Benissimo, oggi vorrei parlarvi di uno degli strumenti più potenti che abbiamo per gestirla (no, non sto parlando di droghe!). Parlo di mindfulness.

Mindfulness significa prestare attenzione al momento presente, con intenzione e in modo non giudicante.

Per informazioni più dettagliate ti consiglio di leggere qui e per seguire un percorso che vi cambierà vi consiglio questo libro.

Ci sono numerose tecniche per “tornare al momento presente”, queste sono alcune tra le mie preferite:

  • Scegliere un azione abituale e rallentare, notare ogni movimento che fai. Immagina di essere in un enorme barattolo di miele!
  • La mia preferita in assoluto: nella giornata notare tutti gli oggetti di colore rosso (o giallo o oggetti rotondi o quadrati).
  • Campane Tibetane: esistono app (cercando Mindfulness Bell ne trovi parecchie!) che permettono di impostare un suono di campana tibetana ad intervalli casuali o prestabiliti durante la giornata. Ogni volta che suona rifocalizzati su di te, torna qui, al momento presente.

Ti consiglio di provarle tutte e tre in tre giorni successivi, capire quella che che ha dato maggiori risultati o che “di pancia” senti più adatta e utilizzarla per qualche giorno di fila! Vedrai.

Bonus: ecco le tre meditazioni di consapevolezza che uso di più e che puoi inserire nella tua quotidianità. (L’ultima è talmente rapida che non hai scuse ^^ )

Mi racconti come è andata?

Love ♥

Problem solving e creatività – Sei cappelli per pensare

La maggior parte dei lavori ha come fine ultimo trovare una soluzione ad un problema.

Per questa ragione sono necessarie capacità di problem solving ed è necessario, per evitare di perdersi nei meandri nelle infinite possibilità e soluzioni, avere uno schema ben preciso.

Edward de Bono ha dato un contributo sostanziale all’analisi del pensiero creativo ed è l’inventore del pensiero laterale.

De Bono afferma che, se si affronta un problema con il metodo razionale del pensiero, si ottengono risultati corretti, ma limitati dalla rigidità dei modelli logici tradizionali. Quando si richiede invece una soluzione veramente diversa e innovativa, che contribuisca cioè ad un reale passo evolutivo rispetto alle condizioni preesistenti, si deve stravolgere il ragionamento, partire dal punto più lontano possibile, ribaltare i dati, mescolare le ipotesi, negare certe sicurezze e addirittura affidarsi ad associazioni di idee del tutto casuali. Si deve perciò abbandonare il pensiero verticale, cioè quello basato sulle deduzioni logiche, per entrare nella lateralità del pensiero creativo. (Wikipedia)

Dato che quello a cui ambisco io, e ambisci di certo tu e con noi tutti i creativi del mondo, è dare soluzioni veramente diverse ed innovative è bene scoprire qualcosa di più sul pensiero laterale, sul problem solving e sulle modalità di ragionamento.

Siamo abitudinari per natura. Spesso seguiamo uno schema fissi e li ripetiamo.

Questo è di certo positivo in alcune situazioni ma non lo è in quei casi in cui è necessario dare soluzioni fresche, nuove, innovative. Soluzioni che facciano divertire, sorridere, ispirare e attivare la mente delle persone (e convincerli che siamo noi le persone giuste per risolvere il problema, e non un altro!).

Presto vi vorrei parlare delle fasi di un lavoro creativo ma in questo post voglio presentarvi uno degli strumenti più famosi e conosciuti di De Bono

I sei cappelli per pensare.

In pratica, invece di coprire contemporaneamente tutti gli aspetti del pensiero (logica informazioni, impressioni e creatività) possiamo scomporre il nostro modo di ragionare, affrontando un aspetto alla volta.

Complesso? Assolutamente no! Basta ricordarsi un paio di cose:

I sei cappelli:

Bianco – Purezza. Informazioni e dati di fatto

Verde – natura, crescita. Esplorare e generare idee senza censure

Giallo – Solarità, ottimismo. Punti di forza e benefici di ogni opzione

Nero – Vedere tutto nero, pessimismo. Punti deboli e rischi di ciascuna opzione

Blu – Controllo, freddezza, direttore d’orchestra! Visione d’insieme dello stato del lavoro e focus sul processo con visione generale e “dall’alto”

Rosso – Passione, emozione, “di pancia”. Punti di vista nati da intuito e emozioni, privi di una logica predefinita.

 

 

Mettersi “il cappello per pensare” è utile in quanto:

  • Permette di aprire la mente e interpretare ruoli che ci permettono di guardare il problema da una diversa prospettiva, liberandoci dagli schemi fissi e dalle definizioni.
  • Permette di occuparsi di un aspetto per volta, separando emozioni, aspetti logici, informazioni, desideri e creatività., senza dover giustificare nulla.

Ovviamente non esaurisce, come dice nel suo trattato l’autore, tutte le sfaccettature del pensiero. È un artificio, uno strumento che serve per frammentare il ragionamento ed evitare di perdersi nel brainstorming o nei dettagli inutili.

Usando i cappelli per pensare, mi diverto parecchio e riesco tenere a bada ansia e “sovraragionamenti” quando si tratta di analizzare un problema. E soprattutto di esplorarlo in tutti i suoi aspetti, anche quelli che, magari per natura, carattere o perchè sono più complessi da affrontare.

A volte quando “vedo tutto nero” mi dico: togliamo il cappello nero e mettiamo quello giallo o nella fare di brainstorming mi metto il cappello verde. (ebbene sì, lo faccio davvero!)

(Presto una fotina mia con i cappelli come prova!)

Conoscevate De Bono e i suoi Sei cappelli?

Se sì, avete mai usato questa modalità di pensiero/discussione?

Se no, la provate e mi raccontate come va?

 

Per approfondire: Edward De Bono – Sei cappelli per pensare

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L’ansia deve diventare la tua migliore amica, ti aiuterà!

 

Chi non ha provato sulla sua pelle almeno una volta nella vita l’esperienza dell’ansia?

L’ansia è una trasformista, non sto a parlare di tutti i sintomi che può portare perchè li potete trovare su wikipedia (scritti anche molto meglio!).

Non parlo di ansia patologia, sto parlando di quell’ansia fisiologica che sopraggiunge nel momento in cui dobbiamo affrontare un lavoro, un incontro importante, una scadenza, un’attività che il nostro corpo identifica come “pericoloso e difficile da affrontare”.

Si tratta di una discrepanza tra quello che devi affrontare e le capacità che pensi di avere. Più questa differenza è grande, più grande sarà l’ansia.

Tuttavia, l’ansia è un motore positivo, uno di quelli molto potenti.

Per cui:

Capiamola: fino ad un certo punto, l’ansia cresce insieme alla funzionalità

tanta ansia = tanta funzionalità.

Superato un certo punto tutto crolla = circolo vizioso dell’ansia patologica! Allarme rosso!

 

Accettiamola: non possiamo pensare di eliminarla dalle nostre vite come possiamo fare con altro – es sigarette, cibo spazzatura, amici e amori tossici (faticoso ma fattibile!), lei vive con noi, ci accompagna, ci saluta e ci parla.

Quello che in anni e anni di ansia ho imparato è che LEI c’è, è un’emozione normale. Punto.

Dobbiamo farla diventare nostra amica, conoscerla, parlarle, darle un nome (non in mezzo alla gente mi raccomando!).

Per la serie: se non puoi batterli unisciti a loro!

Il mio primo suggerimento è quindi questo: quando arriva non ostacolarla, non cercare di scacciarla ma STAI A CONTATTO CON LEI, vedrai che smetterà di paralizzarti e sabotarti e ti aiuterà.

Proviamo? Mi racconti come è andata?

ps. belli eh gli schemi che ho fatto?! 😛


Nota: ovviamente se ti trovi a combattere con ansia patologica, attacchi di panico o pensi di non essere in una situazione “fisiologica” ti consiglio di consultare il tuo medico.

 

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The Big List

Durante la lettura di Refuse To Choose di Barbara Sher ho trovato tantissimi spunti e strumenti per accettare il mio essere Multipotential (vi rimando a Puttylike e a questo TedTalks per capire meglio cosa intendo ^^)

In particolare il libro (che consiglio assolutamente a tutti coloro che si ritrovano nella categoria!) mi ha aiutato a:

  • rendermi conto di non essere la sola
  • definire me stessa e riconoscermi in questa definizione
  • gestire meglio la mia necessità costante di nuovi stimoli (essere sempre work in progress)
  • non farmi prendere dal panico del “vorrei far tutto e non faccio nulla” (non farmi prendere sempre dal panico almeno!)

Uno dei primi strumenti che ho amato e testato compare nelle prime pagine:

The Big List

Questa grande lista non è altro che l’elenco di tutte le cose che ti piacerebbe fare/studiare/conoscere nella vita.  Dovresti includere anche cose che hai già fatto in passato, cose che vorresti anche solo provare a fare/studiare per un breve periodo o una sola volta e cose che vorresti approfondire più a lungo.

Questo strumento dovrebbe servire a rendersi conto che non sono infinite le cose che ti interessano e che spesso ruotano attorno ad alcuni macro-argomenti.

I modi di usare questa tua grande lista sono tantissimi e dipendono da come sei fatto. C’è chi crea dei planning delle cose che farà, chi le usa come promemoria, chi si rende conto del filo conduttore che lega passioni e interessi di passato, presente e futuro.

EFFETTI SU DI ME:

  • prima di questo esercizio ero solita dire “mi piace tutto“. Dopo sono diventata più consapevole. Alcune cose semplicemente non mi interessano.

  • Leggere la lista mi permette di staccare il cervello, smettere di pensare a cosa potrei fare e FARLO.

QUANDO LA USO?

  • nei periodi in cui sento la necessità di iniziare qualcosa di nuovo e ho bisogno di ispirazione
  • quando mi sembra di non aver concluso nulla nella mia vita
  • per focalizzarmi su una cosa per volta (una delle 65  cose dell’elenco che è venuto fuori dalla mia mente alla prima stesura! ? )
  • quando mi prende l’ansia del “non riuscirò mai a fare tutto”: prendo la lista e pianifico una strategia!

A volte questo non succede, non immediatamente almeno.

Ma di certo mi consente di mettere il seme di un desiderio, una voglia, un’ispirazione che  prima o poi sboccerà.

L’ispirazione non dà preavvisi.

In uno dei prossimi post condividerò con voi la mia Big List, come l’ho studiata e come la utilizzo periodicamente!

With Love ♥

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Draw what you love #1- Ritratti di regista

Quando non so cosa disegnare in casa ho chi si presta sempre come modello.

Il Regista.

La cosa bella è che dice sempre che i miei disegni sono stupendi…(anche quando lui sembra chiaramente Hemingway o una versione di se stesso, ma più vecchia!)

Mi trovo spesso bloccata e lamentosa a dire: non so cosa disegnare, fa tutto schifo.

Ecco, qui e qui alcune azioni da fare per mantenere la buona abitudine di disegnare tutti i giorni.

Ed ecco qui il mio preferito tra i “Ritratti di regista”. ^^

Gli altri li potete vedere qui!

NB: (ho il suo permesso e sono i migliori…se non è amore questo!)

E voi cosa fate quando siete bloccati?

With Love ♥

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Illuminazioni from real life #2 – Tentativi di furto, carrozziere e ancora procrastinazione!

Sulla scia delle carie dell’altro post vi racconto un’altra situazione di vita quotidiana che mi ha fatto riflettere (e sentire stupida!).
A novembre sotto casa qualcuno ha cercato di entrare nella mia macchina.
Non ci è riuscito (e quasi quasi mi spiace che non sia rimasto incollato in milioni di briciole e polvere!), in ogni caso ha danneggiato il nottolino che quindi era da cambiare
(già mi vedevo con la batteria a terra al gelo senza poter nemmeno entrare in auto e ascoltare su spotify Lana Del Rey).

Facile, direte voi!
Denuncia – assicurazione – carrozziere – fine.
Infatti era facile!

Non fosse che, dopo un primo momento di shock e nervoso (sì, avete ragione, sono sensibile. Comunque mi riprendo in fretta…!), ho iniziato pensare cosa avrei dovuto fare…e mi sembrava uno sforzo sovrumano.

  • Sono andata due volte in caserma tornando a casa perchè mi dicevano che c’era mezz’ora da aspettare (alla terza ho aspettato comunque mezz’ora ma mi sono anche portata da disegnare).
  • Con la denuncia in mano ho fatto passare ben 3 mesi prima di andare in Assicurazione (che tra l’altro mi ha informato che potevo mandarla via mail – se avessi chiamato!)
  • Sono stata 10 minuti in assicurazione e poi direttamente dal Carrozziere. In mezz’ora avevo un appuntamento e avevo risolto un problema che mi trascinavo da mesi e mi creava fastidio ogni volta che salivo in auto.

 

Cosa facevo? Non facevo che lamentarmi e procrastinare invece di agire.


Quante volte mi sono resa conto che il tempo perso a rimandare è molto superiore al tempo reale necessario? (Senza sommare il carico di sbattimento!)
Ecco, sto ancora testando diverse tecniche anti-procrastinazione ma per ora quasi tutte hanno dato i loro frutti.
Quelle che al momento sono più efficaci, per me, sono:
Tecnica del pomodoro – dopo una giornata tremenda, buttata senza concludere niente per cazzeggio: un pomodoro (25 min) di lavoro focalizzato su quello che avrei dovuto fare nella giornata
– La strategia del vuoto
– Programmo cosa fare il giorno dopo e le prime azioni che farò nella prima parte della giornata.
– Ho i muri tappezzati di memo non procrastinare, just do it, fai, agisci e via così ^^

with ♥

Elena

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Illuminazioni from real life #1- sorrisi, dentista e procrastinazione!

Qualche giorno fa mi è successa una cosa all’apparenza insignificante ma che mi ha aperto gli occhi.
Sono andata dal dentista.
“E allora?” direte voi.
In realtà non andavo da parecchi anni, non che avessi paura o cosa.
Solo non ci andavo. Stavo procrastinando.
Le ragioni erano molteplici, ho cambiato città e avrei dovuto conoscerne uno nuovo, non avevo voglia, non volevo spendere, ero pigra, forse un po’ paura in fondo l’avevo, non tanto del dentista (di solito mi addormento!) ma delle conseguenze nel caso fosse venuto fuori qualcosa!
Risultato?
Ecco.
Mi hanno trovato tantissime carie, con tanto di preventivo per metterle a posto.
“Che sarà mai? C’è molto di peggio” direte voi. Vi do ragione al 100%
Ma è stato uno shock, non me lo aspettavo, non ero preparata.
(Oltre a sentirmi in imbarazzo e una stupida per aver procrastinato così tanto senza vere ragioni).
Dopo il primo momento ho realizzato che avevo la possibilità di prendere il mano il problema (le carie) e “le conseguenze della mia azione” (di essere andata dal dentista e allo stesso tempo di aver rimandato così tanto, ahimè!).
Insomma, altro che denti e sorriso, qui avevo la possibilità di prendere in mano la responsabilità delle mie azioni.
Tutto questo per dirvi che mentre tornavo un po’ rintronata dall’evento ho capito che è proprio così, che si tratti di andare dal dentista, dal carrozziere o di mettere la faccia per un progetto in cui credi:

se ti esponi devi essere pronto a gestire quello che potrebbe succedere ma se non ti esponi non saprai mai quello che potrebbe succedere.

A parte la questione dentista che unisce procrastinazione e paura di quello che potrebbe succedere, spesso mi ritrovo bloccata con un’idea, un progetto,  un oggetto creato o un paragrafo scritto che vorrei tanto pubblicare…e poi mi fermo.

E se poi qualcosa dice qualcosa? E se poi vengo giudicata? E se poi mi prendono in giro? E se, se, se…
Ecco, una cosa che faccio (ho riempito la casa di post-it per ricordarmelo) è chiedermi

qual è la cosa peggiore che potrebbe succedere, nella più nera delle ipotesi. Sarebbe davvero una tragedia?

E voi, quali tecniche usate?
è mai successo qualcosa di veramente tragico esponendovi?

E poi, ricordiamoci sempre che

With ♥

Elena